Racconti di Carnia e di carnici

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Il mac di San Zuan

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La notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, vicinissima al solstizio d’estate, è insieme a quella tra il 31 ottobre e il primo novembre la notte a cui vengono attribuiti più significati magici e simbolici. Le credenze e le tradizioni popolari di questa notte affondano le loro radici in epoca precristiana e si rifanno ai riti pagani legati al culto dell’acqua, del fuoco e delle erbe officinali, magiche e curative. In questa notte si riteneva che il mondo fatato uscisse dalla sua dimensione soprannaturale per unirsi a quello umano e che accadessero fatti prodigiosi: gli animali potevano parlare, le felci magiche fiorivano, gli sbilfs e le agane camminavano tra gli uomini e la rugiada dell’alba portava con sé poteri inimmaginabili, curativi e portentosi. Ecco dunque che nacque l’usanza di unire in un mazzo vari tipi di fiori e piante, ognuno con caratteristiche e poteri diversi. Tradizionalmente, i fiori e le erbe vengono raccolti all’alba del 24 giugno, quando la magica rugiada è ancora posata sui petali e le foglie, e poi – soprattutto nella Valle del But e in Valcalda – il mazzo viene portato in chiesa e benedetto durante la messa, per poi appenderlo a seccare in soffitta e bruciarlo, in parte o tutto, in caso di brutto tempo o altre avversità meteorologiche.

il mio mac di San Zuan. Non ha tutte le piante che dovrebbe, ma spero che San Giovanni mi perdoni, perché già per recuperare queste mi sono orticata, punta col ginepro, graffiata per raccogliere il sambuco, mi hanno divorata i moscerini e ho sfidato il caldo torrido. e diciamocelo… ho una certa età, ormai!

 

 

Ma quali sono le piante che vanno a comporre il mac?

Ovviamente sono tutti fiori e piante disponibili nei prati in questo periodo dell’anno, ma non possono certo essere colti a caso, o seguendo solo motivazioni estetiche, bensì, come ci insegna il maestro Domenico Molfetta nel suo libriccino Il mac di San Zuan a Cercivento, sono: l’iperico – o, appunto, erba di San Giovanni – l’erba delle streghe per eccellenza, dalle proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti, antidepressive e ansiolitiche; la felce (un ramaç di felet, par ch’a nol trai jù pal tet; un rametto di felce, affinché non cadano fulmini sul tetto), che, secondo la tradizione tiene lontani fulmini e grandine. Era usanza nei tempi passati inserire nei materassi che, ricordiamo, erano generalmente riempiti con foglie secche e paglia, delle foglie di felce per alleviare i dolori reumatici e tenere lontani pulci e cimici.
Una bacchettina di viburno funge da talismano contro il malocchio e le fatture, allontana i pericoli dalle mandrie e dalle greggi; la barba di capra, coi suoi caratteristici pennacchi bianchi, è immancabile in ogni mac di San Zuan che si rispetti, non solo perché è vistosa ed esteticamente coreografica, ma perché simboleggia sia le scope di saggina delle streghe che le barbe ipertrofiche degli orchi, e pertanto le vengono attribuiti grandi poteri e virtù magiche.
L’olmaria (scòrse gjaul – scaccia diavolo), efficace per allontanare i demoni, ha anche proprietà antireumatiche; l’assenzio – l’arsinç che ogni mâl al vinç – che mette in fuga diavoli e streghe, oltre a proteggere dai fulmini durante i temporali; il ginepro, che secondo una leggenda medievale diede riparo alla Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto e per questo fu benedetto dalla Vergine, predicendogli che avrebbe avuto l’immenso onore di fornire il legno per la croce di Gesù. Inoltre, la tradizione popolare ha sempre attribuito al ginepro il potere di tenere lontani streghe, serpenti e spiriti maligni, e i suoi rami venivano appesi alle porte delle stalle per garantire la salute del bestiame.
La ruta che toglie ogni male – la rude che ogni mâl tude -, sia del corpo che dello spirito; un ramoscello di nocciolo, albero che, narra la leggenda, protesse la Madonna durante un temporale, e pertanto gli vengono attribuite proprietà anti folgori. Il nocciolo viene usato anche per fabbricare potenti bacchette magiche (non quella di Harry Potter, ma lui è inglese, non carnico, altrimenti si sarebbe chiamato Rico Vasâr 😊), le bacchette usate dai rabdomanti per cercare l’acqua e il grop di Scimeon, un nodo a dodici punte formato dall’incastro di sei elementi, che va tenuto in tasca come potente talismano  con proprietà magiche, mistiche, divinatorie.
Camomilla, che già ricca di virtù terapeutiche di suo, diventa miracolosa se bagnata dalla magica rugiada di San Giovanni; il sambuco, talmente ricco di proprietà e virtù che fino alla fine del XIX secolo era consuetudine per gli uomini togliersi il cappello davanti alla sua pianta per ringraziarlo di tutti i servigi che offriva (non ultimo direi l‘uso del suo sciroppo nel drink Hugo 😉).
Il cumino dei prati. Possiede proprietà digestive e calmanti, e soprattutto allontana le streghe; l’irisspade . In Valcalda si usa inserire le foglie degli iris nel mac perché la loro forma, che ricorda, come da nome in friulano, una spada, simboleggia secondo alcuni la lancia con cui venne trafitto Gesù, secondo altri una spada che protegge da nemici fisici e soprannaturali. Il garofano selvatico – rose di San Zuan –, simbolo d’amore romantico, fascino e risposta positiva a una domanda.
L’achilleapetegnò -, dalle proprietà cicatrizzanti, toniche e digestive. Efficace anche contro gli incubi e le visioni spaventose. Ortica: ricca di proprietà medicinali, ma si dice anche che tenga lontani ladri e streghe. Issopo (Isòp tal ort miedi in cort), citato perfino nella Bibbia “Purificami con issopo e sarò mondo”, è famoso per le sue virtù medicamentose e contro i malefici. Un tempo molto usato nei macs, ora è spesso sostituito da melissa, menta o malva.
Melissa, menta, malva, piante officinali molto diffuse, usate per vari scopi sia medicamentosi che contro malefici e fatture. Secondo mia nonna, la malva era una panacea per tutti i mali. E in effetti, il suo infuso è davvero efficace contro la cistite e per fare risciacqui in caso di mal di denti.
Arnica, dalle rinomate proprietà antireumatiche. Erba cipollina, a cui venivano attribuite proprietà magiche e divinatorie, soprattutto per quanto riguarda i “rituali” di previsione sentimentale che le ragazze in cerca di fidanzato provavano a eseguire esattamente a mezzanotte del 24 giugno, la notte considerata più propizia in assoluto per l’amore e le relazioni sentimentali.
Giglio di San Giovanni: la sua raccolta ora è vietata, ma in passato veniva inserito nel mazzo. Io ne ho in giardino, e ne ho messi due nel mio.

Oltre al mac, tra le tradizioni di San Giovanni non si può non citare anche quella della raccolta delle noci acerbe (malmaduris) per metterle sotto alcol e farne il nocino.

Se la rugiada della notte di San Giovanni conferisce proprietà miracolose alle piante, non è da meno per il corpo umano, e in passato si consigliava di rotolarsi nell’erba bagnata per ottenere salute, vigore e bellezza. Addirittura, si consigliava alle donne giovani di sedersi nude sull’erba per ottenere fecondità e favorire gravidanze. Lavarsi il viso con la rugiada o frizionarsi la cute erano rimedi contro le rughe, l’acne, le lentiggini, la calvizie e altri difetti cutanei.

La notte di San Giovanni è anche la notte celebre in tutta Europa per i suoi fuochi propiziatori, tradizione di origine pagana, che come rito magico per favorire la fecondità di animali, umani e coltivazioni, sopravvive ancora oggi in molti luoghi del Friuli. In vari paesi della Carnia, in questa data vengono lanciate da alture sopra i paesi “lis cidulis”, rotelle di legno di faggio infuocate, che da tradizione sono tirate da ragazzi del luogo, i cidulârs (prima dell’abolizione del servizio di leva erano di solito i coscrits, i coscritti). Ogni lancio è accompagnato da una filastrocca beneaugurante dedicata a un amore segreto, a una coppia reale o  perfino inventata.

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