Carnia, terra di confine. E anche questa pagina a volte sconfina in altri luoghi, veri o metaforici

amore, donne di carnia

Ciao Luci, stele biele

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Chi è di Tolmezzo, ha frequentato la casa di riposo del capoluogo carnico, l’UNITALSI o la parrocchia di Betania, non può non aver conosciuto Luciana Copetti.
Luciana è nata in un freddo giorno di ottobre del 1962 in un’allora quasi disabitata Betania, con disabilità evidenti fin dalla nascita, che la avrebbero accompagnata, assieme ad altre aggiuntesi nel tempo, per tutta la vita.
Eppure, forse perché sempre circondata dall’amore incondizionato della sua famiglia e dei numerosi amici, Luciana crebbe serena, allegra, dall’animo gentile, generoso, entusiasta e gioioso. O forse tutti la amavano proprio per queste sue caratteristiche, chissà… Io ho avuto l’onore di essere sua cugina, pertanto posso testimoniare personalmente quanto amarla fosse non solo facile, ma inevitabile.
L’amore più grande e assoluto, però, Luciana lo provava per Dio: la chiesa di Betania era la sua seconda casa, e chiunque l’abbia vista partecipare a una messa può confermare che la sua espressione durante la celebrazione non era solo assorta o concentrata, ma quasi estatica, come se lei sentisse davvero accanto a sé la presenza di Gesù, della Madonna e degli Angeli.
Ma Luciana non si limitava certamente solo ad andare a messa o a partecipare alle varie attività parrocchiali: lavorava nella casa di riposo di Tolmezzo,  faceva visita agli ammalati, si occupava della sua casa e conduceva una ricca e vivace vita sociale; amata da tutti, veniva spesso invitata da amici a pranzo, cena o anche solo a bere un caffè in compagnia.
Luciana sentiva poco, aveva difficoltà di linguaggio, una tendenza ad accumulare peso dovuta a due difettucci che non possiamo non citare: era estremamente golosa e anche piuttosto pigra…. se poteva evitare di camminare ne era ben felice! e anche se avrebbe dovuto limitare zuccheri, grassi e carboidrati, spesso capitava che facesse la… furba ed esagerasse mangiando o prediligendo cibi che avrebbe dovuto evitare .
Ricordo che alla mia festa di laurea, una cena a buffet, lei si spostava da un tavolo all’altro con la scusa di salutare e scambiare due parole con gli invitati e intanto attingeva dai vari vassoi, con al seguito la mia cara amica Lisa che cercava invano di moderarla!
E quando ci si metteva aveva anche un bel caratterino: sempre a Lisa, che abita all’estero e quindi si sentivano per lo più al telefono, una volta chiuse la comunicazione in malo modo perché l’aveva rimproverata per i troppi sgarri alla dieta; un’altra volta, meno di un mese fa, la chiamò espressamente per rimproverarla di non aver ancora battezzato il figlio minore “io davvero non so che testa hai tu, eh!”
Ma era impossibile offendersi o risentirsi con lei: i suoi grandi occhi ambrati, leggermente a mandorla, avevano uno sguardo così buono e puro che ti facevano sciogliere dentro, e lo stesso il suo sorriso, che la illuminava tutta, come se la bellezza della sua anima risplendesse anche fuori.
Era disabile, Luciana, ma non l’ho mai sentita lamentarsi della sua condizione, anzi: aveva compassione per gli altri, che spesso riteneva più sfortunati di lei; e una volta all’anno partiva per Lourdes ad aiutare a trasportare i malati, spingeva carrozzine, imboccava chi non riusciva a mangiare da solo, puliva bocche di persone le cui mani non potevano farlo. Sempre felice, contenta di essere utile al prossimo, perché era quello che Gesù aveva insegnato.

L’articolo su Luciana della Vita Cattolica

E oggi il sorriso dolce di Luciana si è spento per sempre. Il Covid ce l’ha portata via, e mentre scrivo non posso trattenere le lacrime: mancherà tanto, a tutti noi. E se il Paradiso, in cui lei credeva ciecamente, esiste davvero, sono sicura che l’ha già accolta, e adesso lei è dove le persone buone e caritatevoli meritano di stare.

Ciao Luci, ti vin vulût tant, tant ben, ninine

 

  1. Franca Genero Chiussi

    L’ ho amata tanto anch’io , e’ stato un privilegio conoscerla e un dono il bene che mi ha voluto . Sicuramente la Madonna l’ avra’ accolta tra le sue braccia e anche la sua mamma che lei ha tanto amato . Manchera’ a tutti .

  2. Franca Adami Ongaro

    Mandi ” Copon”,così ti chiamava Bruno, e tu scuotevi la testa facendo un sorriso .Hai voluto lasciarci lo stesso giorno in cui ,tre anni fa,è mancato don Remigio,il parroco della tua seconda casa,la chiesa di Betania.Sarai il suo aiutante anche lassù, nella casa del Padre di noi tutti.Continuerai ad amare e proteggerai l’UNITALSI ,l’associazione che tu ritenevi una grande famiglia. A modo nostro ti abbiamo amata ed aiutata,resterai nei nostri cuori .Mandi Mandi Bruno e Franca

    21 marzo 2021

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