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Il mantra di nonna Lina

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Vi capita mai di pronunciare delle frasi e scoprirvi a ripetere quello che tante volte è stato detto a voi?
A me molto spesso. E il più delle volte mi scopro a ripetere, di solito ai miei figli, quello che mia nonna diceva a me. Ma non mi limito a ripetere verbalmente i suoi insegnamenti, mi accorgo che, anche inconsciamente, li metto in atto.
E non me ne dispiace, anzi… probabilmente è vero quello che i miei figli mi hanno sempre detto, cioè che sono nata di 65 anni!

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Mia nonna (con mia zia in braccio) è la prima in piedi da sinistra

Mia nonna nacque nel 1909, primogenita di una coppia che oltre a lei avrebbe avuto altri 9 figli, 4 dei quali gemelli. Nel 1918, a soli 9 anni, venne mandata a Vercelli a servizio (all’epoca si diceva così) in una famiglia ricca, con due bambini della sua stessa età e un neonato. Lei era la “serva”, e la signora ogni giorno passava il dito sotto al letto per verificare che avesse pulito bene. Il marito, invece, era gentile e umano, e ci teneva che mia nonna mangiasse regolarmente e variato (la signora lesinava anche su quello) e che scrivesse e leggesse per poter migliorare la propria istruzione.
Non so quanti anni mia nonna rimase in quella famiglia, so solo che di quell’esperienza, che ai nostri occhi oggi appare un caso mostruoso di sfruttamento minorile, ma un secolo fa invece era quasi la regolarità, a mia nonna rimase per sempre un senso di profondo rispetto, e anche affetto, direi, per l’Ingegnere, il suo datore di lavoro; la cura quasi maniacale per l’ordine e la pulizia, il buon gusto nell’apparecchiare la tavola, disporre gli arredi e i fiori in casa e la conoscenza del galateo. Tutte cose che in una donna nata oltre cento anni fa in un’umile famiglia della Carnia non erano molto frequenti..
Nel 1931 si sposò con mio nonno e andò ad abitare nella grande casa dei suoceri. Mio bisnonno era un uomo alto quasi un metro e novanta, con capelli e barba folti, rossi e ricci, burbero, prepotente e arrogante. Possedeva molti terreni e bestiame, che all’epoca facevano di lui un uomo abbiente, e questo contribuiva ad aumentare la sua arroganza.
Mia nonna lo detestò da subito, mentre mio nonno gli era sottomesso.
Nel 1934, dopo la nascita della seconda figlia, mia nonna diede al marito un ultimatum: o ce ne andiamo e costruiamo una casa solo nostra, o io prendo i bambini e me ne vado. E se oggi questo atteggiamento non desta alcuno stupore, all’epoca era un atto di ribellione scandaloso, inaudito.
Mio nonno la seguì, altrimenti io, figlia del loro terzo figlio, non sarei qui oggi. Vissero alcuni anni in una casa in affitto,  dove subirono anche l’invasione tedesca, e poi, finita la seconda guerra mondiale, riuscirono finalmente a comprare un terreno e costruirsi una grande casa  con orto e giardino, ma soprattutto, solo loro.
Suo suocero non le perdonò mai di esserglisi ribellata e non le rivolse più la parola. Non che per lei questo avesse costituito un problema, sicuramente nemmeno lei avrebbe parlato a lui…
Quando mio padre aveva 14 anni, vide il nonno prendere l’attizzatoio rovente dal focolare per colpire la moglie che a suo dire aveva osato rispondergli in modo non abbastanza rispettoso. Mio padre si mise davanti alla nonna, dicendogli “Non provarti a toccarla, prima dovrai colpire me!” Il nonno non lo fece, ma perse per sempre anche il rispetto del nipote, oltre a quello della nuora.
Quando mio bisnonno morì, ultraottantenne, lei si rifiutò di andare al suo funerale, e nel momento in cui il corteo funebre passò davanti a casa sua, mia nonna accese la radio in segno di sprezzo.
Non ricordo molti baci e carezze da parte di mia nonna, ma ho sentito il suo amore ogni giorno della mia vita, fino a quando ci ha lasciati, alla soglia dei 90 anni.
E ricordo tutti i suoi insegnamenti, da donna stoica, concreta e ligia al dovere: prima il dovere e dopo il piacere, non sederti mai se prima non hai fatto tutto quello che devi, non si esce di casa lasciando disordine dietro di sè, mangia composta, tieni la schiena dritta, non ridere sguaiatamente, non parlare a voce troppo alta, non  vestirti troppo succinta, piegati sempre sulle ginocchia chè non sei una gallina, non mettere troppi gioielli addosso altrimenti sembri Catine di Divilin (un giorno parlerò di lei/lui… un trans carnico quando ancora questa parola non esisteva nemmeno. Noi carnici siamo troppo avanti…), non andare in casa di altre persone all’ora dei pasti, diffida da chi sgrana i rosari in pubblico (ah, nonna, sapessi…), non dare mai retta a chi fa troppi complimenti, studia, trovati un buon lavoro e sii indipendente, ma impara anche a fare qualcosa di manuale, chè non fa mai male.
Ripeteva sempre che le parole non contano nulla, se non sono accompagnate dai fatti. E di non credere mai a tutto quello che sentivo e nemmeno leggevo, se non c’erano prove sicure, perché “la cjarte si lase scrivi” la carta si lascia scrivere… E’ morta prima di sapere che complottari, sciachimicari, no vax, terrapiattisti e compagnia bella tentano di trasformare il mondo in un nuovo medioevo dove grazie a internet un ciarlatano apre il sito lodicemiocuggino.com e per molti è più attendibile di uno scienziato.
Il suo vero mantra, però, era “in tune cjase, la femine a ten su trei cjantons, l’om (forsit) un” (la donna sostiene tre angoli di una casa, l’uomo (forse) uno…”
Vorrei proprio essere forte e decisa come te, nonna. Spero che almeno la tua pronipote ti somigli di più…

 

  1. Sandro Paoloni

    Senti Anto…..hai saputo superare te stessa, presentandoci questo pezzo di storia. Sono rimasto commosso, da quanto hai raccontato, sapendo essere tutto vero quanto hai raccontato su questa persona, nonna non grande…immensa…per il suo stato. Questi avvenimenti devono essere fatti conoscere come lo stai facendo tu, anche se lo so che i nostri figli ci guarderanno come se fossimo degli extraterrestri, almeno in parte così capita a me. Se la tua di nonna, ha avuto il coraggio di fare ciò che hai raccontato e così mille, mille altre cose che saprai ricordare, cosa sarà mai il tuo e nostro (coloro che condivideranno) piccolo ma importante lavoro di fare conoscere cose e persone di quel tipo …e che tipo, calandola nel suo contesto, almeno ai tuoi, nostri figli o conoscenti? Non sarà solo per orgoglio farlo anzi, piuttosto potrà aiutarci a sentirci parte di loro e trasmettere, pur contestualizzando, valori umani oramai desueti. SCRIVI ANCORA CAVOLO, NON TENERE PER TE NIENTE ALTRIMENTI LE COSE NON SI TRAMANDANO, MUOIONO e questo non per me, per la tua e vostra crescita. In questo modo crescerò anche io, cresceremo tutti per quanto hai avuto coraggio di trasmetterci. Ancora grazie Anto.. Sandro

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