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Racconti di Carnia e di carnici

Carnia, riflessioni, Storie di carnici

Prendiamo esempio dalle ostriche

Vi voglio raccontare una storia. Vera, a lieto fine e con protagonista una giovane donna carnica, che chiameremo Perla. Perché “Perla”? Perché, come tutti sanno, le perle sono il prodotto di una sofferenza che l’ostrica ha saputo trasformare in una cosa bellissima e preziosa.
Perla era una giovane donna di 31 anni, con due bambini, una femmina di 11 e un maschio di 5. Se qualcuno le avesse chiesto di definirsi, lei, senza tentennamenti, come prima cosa avrebbe risposto “sono una mamma”.
Ma non poteva, né voleva, limitarsi a fare solo la mamma, così qualche tempo prima aveva deciso di riprendere l’università lasciata indietro perché troppo impegnata a seguire i figli, la casa e ovviamente il lavoro.
Quell’anno però avrebbe finito di studiare, e a novembre si sarebbe finalmente laureata.
La vita però prende vie imprevedibili e non segue i nostri piani…
La settimana in cui avrebbe dovuto discutere la tesi, Perla era sì a Udine, dove frequentava l’Università, ma all’ospedale, ricoverata per un’operazione. Da mesi era malata, e ultimamente non riusciva più a fare quasi nulla da sola.
Orgogliosa e abituata a cavarsela senza chiedere aiuto a nessuno com’era, ritrovarsi incapace perfino di camminare o prendere il figlio in braccio per Perla fu difficilissimo da accettare. Lo sconforto spesso la sopraffaceva, soprattutto quando guardava i suoi bambini e si chiedeva se li avrebbe visti crescere. Ma, appunto, era una madre, e doveva essere forte per loro. E poi, come diceva sempre la sua, di madre, nessuno ha mai risolto i propri problemi piangendosi addosso. Così, nei lunghi mesi di imposta inattività, Perla prese una decisione: se proprio fosse finita male, almeno avrebbe lasciato ai figli qualcosa di bello, che testimoniasse per sempre il suo amore per loro. Stesa a letto o sul divano, troppo debole perfino per andare a vedere le fioriture del suo giardino, scrisse una fiaba, che parlava di fate, unicorni, fiori e amore. Amore per i figli, i genitori, i nonni, per la natura e per le altre persone.
I personaggi della fiaba, che vivevano tra i file del suo pc portatile e la sua testa, le fecero compagnia nei lunghi mesi della malattia, accompagnandola anche durante i ricoveri. Medici, infermiere e parenti credevano lavorasse alla sua tesi, invece lei scriveva ben altro!La storia, come la sua vita, prese pieghe inaspettate, e diventò un libro di oltre 200 pagine. Con un lieto fine, esattamente come la malattia di Perla, che non è proprio scomparsa, ma fa la brava e se ne sta educatamente nascosta, da qualche parte dentro il suo corpo. Adesso sono passati 10 anni, e Perla ha deciso che la malattia adesso è, lei sì, morta.

E se proprio non è così, lei fingerà che lo sia, vivendo al meglio la sua vita, tornata alla normalità pochi mesi dopo quell’operazione.
Purtroppo non tutti sono fortunati come Perla, e non tutte le malattie guariscono. Ma da questa storia possiamo almeno imparare a cercare di fare come l’ostrica, e tentare di prendere una sofferenza e trasformarla in qualcosa di bello che rimanga come ricordo a chi amiamo.
Perché, davvero, non è una banalità da Bacio Perugina: l’unica cosa che conta sul serio, nella vita, è proprio l’amore, in qualunque forma esso si presenti. Vivere senza donarlo e riceverlo è sprecare la propria vita.
Come cantavano i Beatles:
All you need is love
And love is all you needIMG-20190626-WA0005

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